Ci sono oggetti che nascono da un’intuizione. Altri che prendono vita da un metodo. Trapèze non appartiene alla prima categoria, ma neanche alla seconda: nasce da un’intuizione colta grazie ad un metodo stratificato in ore e ore trascorso in laboratorio.
Una borsa che non è frutto del caso, ma dell’intenzionalità. Di proporzioni studiate, di errori messi a valore, di scelte precise.
Una forma che sembra semplice — e che semplice non è.
Con Trapèze abbiamo voluto creare un oggetto che parlasse piano, ma con decisione. Che avesse un’identità chiara, riconoscibile, e al tempo stesso non gridata. Una borsa che non cerca l’attenzione: se la merita.
La nascita di una silhouette
La forma trapezoidale è stata il punto di partenza: un equilibrio perfetto tra stabilità e verticalità, tra rigore geometrico e morbidezza.
Risale agli anni ‘90 il primo schizzo, la prima idea rinchiusa per molti anni in un cassetto. La mano del designer parte dal triangolo, lo allunga, lo pulisce, lo fa respirare. Aggiunge l’impugnatura, la sottrae, la ripensa.
Nasce così una silhouette che racconta una storia di pesi, pieni e vuoti, di volumi che si cercano fino a trovare la loro posizione definitiva.
Trapèze è un gesto a matita prima ancora di essere una borsa.
A guidare il progetto non è mai stata la decorazione, ma l’essenzialità.
L’idea era costruire una borsa che si riconoscesse per la forma, non per l’eccesso. Un equilibrio tra linee nette e un’attitudine fluida, capace di muoversi con naturalezza tra contesti diversi.
Gli elementi funzionali sono stati disegnati “in sottrazione”:
- la chiusura magnetica invisibile;
- l’interno essenziale, senza sovrastrutture;
- un volume che contiene più di quanto sembri.
Tutto è presente, ma niente è protagonista.
Dalla carta al prototipo: il laboratorio come luogo della forma
La fase più delicata è iniziata quando il disegno è sceso in laboratorio.
Le prime prove sono state esercizi di equilibrio: quanto irrigidire la scocca? Quanto far cedere la pelle? Quale spessore garantisce presenza ma non peso?
Ogni scelta è passata dalle mani del designer e degli artigiani, in un continuo scambio tra intuizione e materia. Da qui, lunghi mesi di prove, prototipazioni, nuovi materiali.
È il laboratorio che decide cosa funziona. E Trapèze ha trovato la sua voce proprio lì, tra odore di pelle e colla, nel rumore delle cucitrici, nella calma delle rifiniture a mano. La fretta di arrivare è stata messa da parte dalla voglia di non trascurare alcun dettaglio.
Materiali che diventano carattere
La scelta della pelle è un capitolo a parte.
Per Trapèze è stato selezionato un vitello pieno fiore con una grana naturale e un tocco vellutato. Una pelle che invecchia bene, che si ammorbidisce senza cedere, che acquisisce una patina sottile nel tempo.
La materia non è un dettaglio tecnico: è la sostanza estetica.
È ciò che statuisce il carattere della borsa.
È ciò che la rende un oggetto che accompagna, non segue.
Ogni pannello viene tagliato scegliendo le porzioni migliori, evitando imperfezioni e calibrando la direzione della fibra. Questo garantisce non solo uniformità, ma anche stabilità nel tempo.
Ogni dettaglio della borsa risponde a una domanda chiara: quanto durerà questo gesto nel tempo?
- La bordatura è rifinita a mano, più volte, finché non diventa una linea continua.
- Le cuciture sono calibrate per essere visibili quanto basta, ma non invadenti.
- Il peso è stato attentamente ottimizzato per garantire portabilità quotidiana.
Il risultato è un oggetto rigoroso ma non rigido, elegante senza chiedere attenzione.
Funzionalità discrete
La bellezza, da sola, non basta. Trapèze è stata progettata per essere indossata, non solo contemplata.
La chiusura magnetica interna guida la mano senza farsi vedere. L’accesso al contenuto è facilitato dalla forma che si apre in modo naturale, senza pieghe strane.
La tracolla è regolabile e rimovibile, pensata per trasformare l’uso da urbano a serale senza cambiare linguaggio.
È una borsa che vive con chi la indossa: si adatta, si muove, si piega leggermente, respira.
Trapèze nasce dall’artigianato, ma guarda al design industriale.
È una borsa che aspira alla purezza formale, a un’estetica calma e decisa, al quiet luxury nella sua espressione più autentica: quella in cui si riconoscono solo coloro che parlano la lingua dell’essenziale.
Non ha urgenza di essere vista.
Ha urgenza di essere compresa.
Perché abbiamo creato Trapèze
Per chi cerca oggetti che non seguono la stagione.
Per chi non vuole loghi, ma riconoscibilità.
Per chi privilegia la qualità silenziosa rispetto all’effimero.
Per chi crede che un oggetto diventi ancora più bello quando passa dalle mani alla vita.
Trapèze è questo: una borsa per persone che scelgono, non per chi accumula.
E ogni volta che la si indossa, la sua forma — così rigorosa, così essenziale — ricorda che il carattere non è qualcosa che si mostra.
È qualcosa che si coltiva.